Benjamin Boothroyd e il nome YeHoWaH: verità storiche.
Benjamin Boothroyd e il nome Geova: verità storiche.
Questo articolo è stato redatto con l’intento di approfondire la figura storica di Benjamin Boothroyd e il suo contributo allo studio biblico, in particolare per quanto riguarda la traduzione del nome divino. Non ha alcuna pretesa di giudicare o screditare le credenze religiose di alcun gruppo, compresi i Testimoni di Geova o la Chiesa Cattolica.
Introduzione: un nome, mille domande
Tra i vari nomi utilizzati da Dio nell'Antico Testamento, quello più misterioso e discusso è senza dubbio il Tetragramma YHWH. Alcuni gruppi religiosi, in particolare i Testimoni di Geova, insistono sull'uso della forma "Geova" come unica legittima. Tra le "prove" a sostegno di questa scelta, viene spesso citata la Bibbia tradotta da Benjamin Boothroyd, un pastore inglese del XIX secolo. Ma quanto è fondata questa argomentazione?
Chi era Benjamin Boothroyd?
Boothroyd (1768-1836) era un biblista autodidatta e pastore congregazionalista inglese. La sua opera più nota è una traduzione inglese della Bibbia ebraica, pubblicata nel 1818.
Boothroyd si distingue per l'impegno nella critica testuale e l'uso di diversi manoscritti ebraici. Non faceva parte di alcun movimento religioso marginale e non sosteneva alcuna dottrina esclusivista sul nome divino. Usava la forma "Jehovah" in linea con la tradizione protestante del suo tempo, non come scelta filologica consapevole.
Citazione originale dalla sua introduzione: "In conformity with the general usage, the word Jehovah is retained wherever the original has the name YHWH."
(Boothroyd, Preface to the Hebrew Bible, 1818)
Tradotto: "In conformità con l'uso generale, la parola Jehovah è mantenuta ovunque l'originale abbia il nome YHWH."
Perché "Jehovah" non è corretto?
L'ebraico antico non includeva vocali. Il nome divino è rappresentato dalle quattro lettere Yod-Heh-Waw-Heh (YHWH). Gli ebrei, per rispetto, evitavano di pronunciarlo e lo sostituivano con "Adonai" (Signore). I masoreti, nel Medioevo, inserirono le vocali di Adonai nel Tetragramma, creando la forma ibrida "Yehowah". I cristiani europei trasformarono poi questa in Jehovah/Geova.
Tuttavia, nessun ebreo antico pronunciava "Geova". La maggior parte degli studiosi concorda che la pronuncia più vicina fosse probabilmente "Yahweh", anche se non c'è certezza assoluta.
Fonte accademica: "Jehovah is an artificial name. The correct pronunciation of YHWH was most likely Yahweh."
(Encyclopaedia Judaica, vol. 7, p. 680)
Boothroyd è citato dai Testimoni di Geova: perché?
La Watchtower Bible and Tract Society (organo dei Testimoni di Geova) cita Boothroyd come uno dei traduttori che "usava il nome Geova nella Bibbia". Ma questo uso è:
- Selettivo: la Watchtower non accetta molte altre parti della sua traduzione.
- Anacronistico: oggi si sa che "Geova" è una forma errata, anche se usata all'epoca.
- Non dottrinale: Boothroyd non ha mai fatto del nome "Jehovah" un pilastro teologico.
Nota dalla Torre di Guardia: "La Bibbia di Boothroyd include il nome Geova in molti passi, a conferma dell'importanza del nome divino."
(La Torre di Guardia, 15 giugno 2006, p. 31)
Cosa dicono le Bibbie moderne?
Le traduzioni più rispettate oggi evitano la forma "Geova". Alcuni esempi:
- Biblia Hebraica Stuttgartensia (BHS): mantiene YHWH.
- New Revised Standard Version (NRSV): usa "the LORD" in maiuscolo.
- Nuova Riveduta (italiana): usa "il SIGNORE".
"Il nome 'Geova' è oggi considerato filologicamente scorretto. Le traduzioni moderne preferiscono forme più rispettose delle fonti originali."
(Biblical Archaeology Review, 2015)
Nota sul materiale narrativo dei Testimoni di Geova
Le ricostruzioni biografiche proposte in alcuni contenuti audiovisivi pubblicati dai Testimoni di Geova, come nel caso di Benjamin Boothroyd, contengono elementi scenici e dialoghi che non risultano documentati da fonti primarie storiche o accademiche indipendenti.
L’episodio della “birreria” e del successivo pentimento, così come il presunto ruolo attivo della moglie nella scelta del nome “Geova” e il riconoscimento ufficiale da parte di un’università per tale scelta, non trovano conferma nella letteratura biografica specialistica né in documentazione archivistica verificabile.
Tali elementi appaiono riconducibili a una forma di narrativa religiosa con finalità pedagogico-dottrinali, in cui la ricostruzione simbolica o edificante prevale sull’aderenza a criteri storiografici. È pertanto consigliabile trattare tali informazioni come parte di una rappresentazione teologica, e non come dati storici oggettivi.
La posizione della Chiesa Cattolica
La Chiesa Cattolica Romana, pur riconoscendo il valore del nome YHWH, ha ufficialmente proibito l'uso liturgico del nome "Yahweh" e di sue varianti come "Geova" a partire dal 2008.
Istruzione della Congregazione per il Culto Divino (2008):
"Il nome di Dio nella forma del Tetragramma non deve essere usato né cantato né pronunciato."
(Lettera ai Vescovi, Prot. n. 213/08/L)
La Chiesa preferisce l'uso di "Signore" (Kyrios/Adonai) in continuità con la tradizione greca dei Settanta e la prassi degli Apostoli, come emerge nel Nuovo Testamento.
"Per rispetto della tradizione ebraica e della sensibilità ecumenica, l’uso del nome ‘YHWH’ è stato sospeso nei testi liturgici e nei canti della Chiesa cattolica." (CEI, Note liturgiche, 2008)
La traduzione ufficiale della Bibbia CEI segue questa direttiva: in tutti i passi dove compare YHWH nel testo ebraico, viene riportato "il Signore".
Conclusione critica: mito o verità?
Boothroyd fu uno studioso onesto, ma non è una fonte autorevole per legittimare l'uso moderno di "Geova" come fanno i TdG. Il suo uso della parola era convenzionale, non filologico. Oggi, la comunità scientifica considera "Geova" una forma superata e fuorviante.
Usare Boothroyd come "testimone" del nome Geova è una forzatura storica e dottrinale.
Approfondimenti biblici suggeriti
- Esodo 3:14-15: la rivelazione del nome YHWH a Mosè.
- Salmo 83:18: unico passo in cui alcune Bibbie inglesi antiche usano "Jehovah".
- Giovanni 17:6: Gesù parla di aver fatto conoscere il nome del Padre, ma non lo pronuncia.
Fonti e riferimenti
- Benjamin Boothroyd, The Holy Bible, Containing the Old and New Testaments, 1818.
- Encyclopaedia Judaica, vol. 7, p. 680.
- Torre di Guardia, 15 giugno 2006.
- Biblical Archaeology Review, edizione 2015.
- Biblia Hebraica Stuttgartensia.
- Nuova Riveduta, Società Biblica di Ginevra.
- Congregazione per il Culto Divino, Prot. n. 213/08/L, 2008.
- CEI, Note liturgiche sull’uso del Tetragramma, 2008.

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