LA CREAZIONE DELL’UOMO NEL POPOL VUH E NELLA BIBBIA

LA CREAZIONE DELL’UOMO NEL POPOL VUH E NELLA BIBBIA





Una lettura comparata tra ingegneria genetica e interventi di C.I.I.


Nota di Risveglio:

Ogni mito di creazione porta tracce di un sapere antico. Ma se li leggiamo letteralmente, e non religiosamente, quegli “dèi” appaiono come esseri tecnologicamente avanzati, impegnati in esperimenti biologici globali. Sono davvero “divini”... o solo più evoluti?



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1. Il Popol Vuh: il fallimento programmato dei creatori?

Il Popol Vuh, testo sacro del popolo Maya Quiché, racconta la creazione dell’uomo attraverso diverse fasi sperimentali.

Il Popol Vuh narra la storia dei “Creatori e Formatori”, Tepeu e Gucumatz, che tentano più volte di creare l’essere umano perfetto. Ogni versione è un esperimento fallito, finché non trovano la “combinazione genetica” corretta.


● Uomo di fango


> “Non si teneva in piedi, non si muoveva. Parlava, ma nulla aveva consistenza.”

→ Un organismo instabile, incapace di mantenere struttura: troppo morbido, forse con materiali biologici primitivi o codici genetici non completi.




● Uomo di legno


> “Camminava e parlava, ma non aveva anima né intelligenza.”

→ Qui abbiamo un automa biologico, un essere funzionale, ma privo di autocoscienza. Un prototipo senz’anima, incapace di sviluppare moralità o memoria.




> “Non avevano cuore, né intelletto, e si moltiplicarono senza comprendere.”

→ I creatori decisero di distruggerli con un diluvio. Un richiamo potente ad altri racconti di purificazione globale (come quello biblico di Noè).




● Uomo di mais


> “Erano perfetti. Il loro corpo era fatto di mais giallo e bianco.”

→ Questo è l’uomo finale, nutrito e composto da ciò che per i Maya era sacro: il mais. Ma non è un simbolo, è una metafora genetica: il DNA finale, stabile, umano, autonomo.




> “Erano tanto sapienti che tutto vedevano.”

I creatori decidono allora di limitare la loro visione, proprio come accade con Adamo ed Eva nella Genesi. Un atto di controllo programmato, non spirituale.





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2. La Genesi: clonazione, modifiche e limiti imposti


Nel racconto biblico troviamo una narrativa parallela, nascosta tra le righe e nella lingua originale ebraica.


> “YHWH Elohim formò (יָצַר yatsar) l’uomo con la polvere (aphar) del suolo...”

(Genesi 2:7)




Yatsar non è “creare dal nulla”, ma modellare, plasmare qualcosa di già esistente, come un tecnico con del materiale biologico.


Poi YHWH insuffla nell’uomo il “soffio di vita”:


> “...e soffiò (naphach) nelle sue narici un alito (neshamah) di vita.”




Qui non si parla di un’anima mistica, ma di un’infusione vitale, come un’energia, un codice attivante, una sequenza.


● L’uomo a immagine degli Elohim


> “Facciamo l’uomo a nostra immagine (tzelem) e somiglianza.” (Gen 1:26)

Il verbo è plurale: “facciamo”, come se una squadra di operatori stesse lavorando su un progetto genetico.

Tzelem significa replica, duplicato, non immagine spirituale.




→ In termini moderni, si tratterebbe di bio-ingegneria su base replicativa, una clonazione intelligente.


● Il limite imposto


> “Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi.” (Gen 3:22)

Una frase che traduce un timore preciso: l’essere umano ha superato un limite e potrebbe eguagliare i creatori.

Risposta: espulsione dall’Eden, ambiente controllato (forse una base bio-protetta?), e imposizione di un ciclo vitale mortale.





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3. Le analogie inquietanti


Confrontando i due testi, emerge una struttura identica, anche nei dettagli:


Molteplici tentativi di creazione → in entrambi i testi.


Fallimenti progressivi, creature senza coscienza o instabili.


Riuscita finale → un uomo “perfetto”, che però deve essere limitato.


Timore dei creatori → che l’uomo possa superarli.



Riflessione


Chi sono questi “dèi” che sbagliano, provano, modificano, e infine temono la propria opera?

Non sembrano entità onniscienti, ma piuttosto bioingegneri interstellari, forse creatori delegati da un progetto più vasto.



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4. C.I.I.: l’ipotesi degli Interventisti planetari


Nella lettura alternativa proposta da Codice Elohim, questi racconti testimoniano l’attività di Coscienze Intelligenti Interventiste (C.I.I.), ovvero:


Esseri evoluti, tecnologicamente superiori, ma non onnipotenti.


Coinvolti in esperimenti genetici su vari pianeti e civiltà.


All’origine di religioni e miti, attraverso il ricordo distorto dei loro interventi.



Il fatto che queste narrazioni siano così simili in civiltà distanti (Maya e Ebraica) suggerisce un progetto globale, sincronizzato.


● Uomo di fango/legno = prototipi falliti


● Uomo di mais/Adamo = modello definitivo


Ma entrambi, in un secondo momento, vengono ridimensionati, come se la coscienza superiore fosse un rischio per i supervisori.



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5. Tavola comparativa



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6. Conclusioni: La riscoperta del codice sorgente


Il punto non è se questi racconti siano veri o falsi, ma se raccontano la stessa cosa sotto nomi diversi.

Leggendo senza il filtro teologico, emergono modelli operativi, procedure ingegneristiche, protocolli sperimentali.


Gli Elohim non sono Dio.

Tepeu e Gucumatz non sono simboli.

Sono operatori evoluti, forse biologici, forse coscienziali, ma coinvolti direttamente nella nostra origine.


Il nostro compito non è adorare…

…ma decodificare il progetto.



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Fonti e Riferimenti


Popol Vuh, trad. Dennis Tedlock, Simon & Schuster, 1985


La Bibbia ebraica interlineare, ed. San Paolo


Zecharia Sitchin – Il 12° Pianeta


Mauro Biglino – La Bibbia non parla di Dio


Alfredo Lissoni – Astronavi sulla preistoria


Sito: https://biblehub.com/interlinear


Popol Vuh (in inglese): https://www.mesoweb.com/publications/Christenson/PopolVuh.pdf


https://www.mayasites.com/populvuh.html


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